sabato 28 dicembre 2013

TUTTE LE RECENSIONI DI "L'INCROCIO"


Recensione di L’INCROCIO a cura di Elisabetta Bagli

Ho letto “L’incrocio” di Anna Cibotti tutto d’un fiato. È un libro molto piccolo, ma molto intenso nel contenuto, scorrevole nella narrazione e onirico nelle descrizioni. Appena terminato di leggere ha lasciato nel mio animo sentimenti contrastanti. Mi è capitato di avvertire un senso di serenità, ripensando alla situazione nella quale si sono venuti a trovare i protagonisti, soprattutto per l’immagine ovattata delle vite dei cinque protagonisti sospese nella nebbia intorno al casale che li ospitava e, nel contempo, ho anche sentito quell’inquietudine tipica scaturita dalla stessa nebbia, usata sapientemente dalla scrittrice  come la metafora dell’ignoto che siamo costretti a vivere ogni giorno.
“L’incrocio” è un luogo del mistero, un luogo che esiste dentro di noi, ma che non esiste nella realtà, un luogo in cui scaturiscono desideri e necessità di condivisioni, di riflessioni sulla vita e i suoi misteri, sull’inconscio che porta a far agire l’essere umano in modo apparentemente assurdo e fuori dagli schemi, ma che è l’unica forma che ci fa sentire vivi quando tutto sembra essere spento.

 Non ci sono nomi per i cinque protagonisti, perché, in realtà, non sono importanti i loro nomi, bensí le loro personalità. Il Professionista, l’Amorevole, l’Amante con la sua compagna e lo Scettico si trovano suddivisi in quattro automobili che all’improvviso, giunte a un incrocio, si spengono senza un vero motivo. Da lì, inizia la loro avventura che li vede condividere il mistero e le loro storie. Iniziano a parlare di loro stessi, delle loro vite, dei dolori provati, della loro incapacità di scelta nella vita che li ha portati proprio a quel bivio in cui si sono incontrati. Le storie narrate lasciano sempre degli interrogativi al lettore e ognuno che si appresterà a leggerle darà la sua personale interpretazione sulle vicende e i personaggi che le animano. Ma ciò che viene chiaramente evidenziato nella scrittura semplice e asciutta della scrittrice è che l’uomo ha spesso il bisogno di raccontarsi e fare quasi un “rewind” mentale e sensoriale per poter riflettere sulle proprie scelte di vita effettuate e su quelle che si appresta a compiere. Proprio per non ripetere gli errori, proprio per comprendere se stessi e la propria esistenza. 
Non svelerò la trama del libro, ma credo che leggerlo riuscirà a far riflettere molti lettori che in preda all’impotenza o alla disperazione ancora non hanno avuto la capacità di scegliere quale sia la direzione da far prendere alla propria vita.

Elisabetta Bagli

 

 

RECENSIONE DI L’INCROCIO a cura di Ciro PINTO

Come l’autrice stessa ama definirlo, questo racconto breve è solo una proiezione pallida e crudele della luna. Ma ogni proiezione lunare è affascinante!

La prima cosa che ti appare nitida appena cominci a leggere è la visuale. Infatti la storia è narrata da un soggetto esterno che pare osservare, scrutare e interpretare come chiunque osservi un quadro. Non formula mai concetti e pensieri definiti, lascia sempre spazio al dubbio, all’interpretazione, direttamente correlati all’angolo di osservazione. Ovvio che l’approccio narrativo è influenzato dall’origine artistica di Anna Cibotti, cioè la pittura.

 A prima vista lo si definirebbe... lo si sarebbe detto... Insomma una serie di ipotesi, poi confermate nella storia, che ti fanno avvertire l’avvicinarsi dello sguardo... come un grandangolo che via via ingigantisce i dettagli.

Uno stile asciutto, quasi scarno ed essenziale, utile però a far distinguere toni e forme in quella nebbia grigia e pesante che avvolge la scena e finisce col riempire l’animo di chi legge.

Un incrocio dove tutto si blocca, delle persone costrette dalle auto in panne a fermarsi, a pernottare in un luogo di fortuna, raggiunto solo per merito di un contadino, semplice e un po’ grezzo.

La semplicità, l’ordine basico della natura che smonta le sovrastrutture della mente, che apre gli animi e spinge l’individuo a riflettere e a rivivere le sue scelte, la sua vita.

Fatti inspiegabili, o forse no? O forse solo rievocazioni inconsce di eventi che non si è voluto approfondire,

di ragioni che non si è potuto prendere in carico, che si è preferito rimuovere o semplicemente far sprofondare negli anfratti più nascosti dell’anima.

Un incrocio dove in una catarsi piena e sincera ognuno può ritrovare le ragioni più intime della sua esistenza e riconciliarsi con lei o dove continuare a brancolare nella nebbia se non si ha l’umiltà di riflettere e di comprendere.
CIRO PINTO

 

RECENSIONE DI L’INCROCIO  a cura di Giovanni Garuffi Bozza (10-10-2013)

L'incrocio, un luogo come tanti, in un posto non definito, di quelli che Marc Augé definirebbe non luogo. Il mistero di quattro macchine che si spengono all'improvviso, senza un motivo o un danno reale. Cinque persone, i cui nomi non sono importanti, si ritrovano costretti a passare la notte insieme, in un capanno vicino a quell'incrocio. Di ciascuno di loro è importante il lato di sé che li descrive meglio, che risaltando e forse riducendo tutta la varietà della loro personalità, finisce per definirli in toto. C'è il Professionista, l'Amorevole, l'Amante con la sua compagna e lo Scettico. Ciascuno di loro ha una storia di sofferenza, fatta eccezione per uno, che scoprirà presto di averne una, forse la più intrigante e sconvolgente. Solo chi metterà sul palcoscenico di quel capanno la sua narrazione e la consegnerà a quel gruppetto, potrà lasciare l'incrocio. Un bisogno inconsapevole di narrare, di condividere, quasi a legittimare una storia che altrimenti non esisterebbe. Ecco una breve descrizione, che spero incuriosisca, de L'incrocio di Anna Cibotti. Un mistero costruito ad arte dall'autrice, che delega al lettore il compito di svelarlo, comprenderlo, farlo suo, ogni lettore potrà trovare la sua spiegazione a questo viluppo, e chissà quanti e quali racconti dei personaggi lo aiuteranno a dare una sua interpretazione. Non è un caso che Anna si diletti anche a dipingere (la copertina è opera sua): la tela che offre ne L'incrocio allo spettatore, come i quadri d'autore, è passibile di molte interpretazioni, a seconda della prospettiva da cui si osservano le diverse storie narrate o dall'epistemologia che si possiede. Ho molto apprezzato lo stile di Anna, breve, intenso, per certi versi aspro e proprio per questo vincente e accattivante. Frasi molto brevi che svelano la scena al lettore, ma il velo che tolgono mostra un viluppo ancor più consistente che sarà il lettore a dover snodare. Consigliatissimo!

 

 

Recensione di L’INCROCIO A CURA DI Angelo Oliviero Fuina (17-10-2013)

Come premesso dalla stessa autrice, "L'incrocio" è una storia surreale fuori dal tempo e dallo spazio". Una Storia che è solida costruzione per altre storie, grazie al coinvolgente raccontarsi da parte dei quattro protagonisti che a quell'incrocio - non solo stradale - si vengono a trovare e, lì, si scoprono obbligati misteriosamente a fermarsi. Storie che lasciano sempre più interrogativi che risposte, funzionalmente al climax della Storia portante. Tutto è sospeso e immobile, come uno schermo cinematografico che aspetta di prendere vita con le proiezioni programmate. E tutto, infatti, fa subito pensare a una non casualità di eventi pur tra questi quattro viaggiatori fino a quell'incontro sconosciuti tra loro. Quattro protagonisti che lo stesso lettore comincia a conoscere soltanto come "Il professionista", "l'amante", "l'amorevole" e "lo scettico". Quattro protagonisti ottimamente disegnati dalla talentuosa penna di Anna Cibotti; quattro come le direzioni possibili di ogni incrocio che ognuno di noi prima o poi si trova ad affrontare. Quattro solitudini diverse legate da un sottile "fil rouge". Tre direzioni portano avanti e una, inevitabilmente, fa tornare indietro. Quale la direzione per non soccombere alla disperazione? Leggendo questo bel libro di A. Cibotti mi è quasi subito balzata alla mente una citazione tratta dal bel film "La leggenda del pianista sull'oceano", di Tornatore. Una frase, sul finale, che il titolare di un Monte dei Pegni dice direttamente al trombettista, vera voce narrante di questa trama. Frase che più o meno suona così: "Una bella storia merita sempre di essere pagata, e la tua lo è. "L'incrocio" è un libro che si legge quasi di un fiato sia per la brevità dello stesso ma soprattutto per la scorrevolezza dello stile della Cibotti. Ma come ogni sorso degustato - pur piccolo - che merita, la persistenza sensoriale è una certezza.


RECENSIONE DI L'INCROCIO a cura di Marco Trogi(14-2-2O14)

Prima o poi ognuno di noi si troverà di fronte al proprio crocevia, prima o poi a tutti verrà meno l’energia motivazionale, la capacità di prendere la decisione giusta, la forza. E così, di fronte a quell’incrocio, la vecchia auto, quel mec...canismo oscuro che ci ha sempre motivato e trasportato, si arresterà. La capacità di guardarsi dentro, di confrontarsi o più semplicemente di aprirsi agli altri, sarà l’unica soluzione affinché quel motore, spossato dai troppi chilometri percorsi, ingolfato da una snervante sovralimentazione di emozioni ed esperienze, possa rigenerarsi e ripartire spingendo di nuovo avanti il nostro fragile essere così bisognoso di certezze. Una bellissima e originale metafora sul “necessario per essere”, una piccola pietra preziosa sapientemente incastonata in una elegante e delicata atmosfera onirica.
Brava Anna!






RECENSIONE DI L'INCROCIO a cura di Andrea Leonelli

In condizioni misteriose quattro auto si bloccano a un incrocio per una condizione misteriosa e inspiegabile. I guidatori e i passeggeri delle auto si ritrovano forzatamente bloccati in un luogo sperduto e senza la possibilità di ripartire. Guidati sulla fine del pomeriggio da un contadino in un capanno, questi dice loro che è già successo e che “numero di persone e tempi a volte cambiano”, aumentando ancora più gli interrogativi che legano lo scettico, il professionista, l’amorevole e l’amante con la sua compagna. Condotti in uno spartano capanno, fra il tardo pomeriggio e la notte i protagonisti racconteranno le proprie storie, tutte diverse ma ognuna caratterizzata da alcuni eventi inspiegabili. Come se fosse proprio l’inspiegabile, il soprannaturale, a legare fra loro le storie. Come se l’elemento comune che unisce i protagonisti fosse proprio il mistero racchiuso nelle loro storie. Storie che li hanno bloccati a quell’incrocio per farsi raccontare a un “pubblico” che le possa, se non capire, almeno condividere grazie al fatto che ognuno di loro ha la sua storia inconsueta.

È una storia misteriosa quella narrata in questo libro, sono più storie che pur non toccandosi fra loro si intrecciano e si uniscono allacciate dai quesiti che pongono. Questo libro è come un dipinto i cui colori pur non mescolandosi poggiano su uno sfondo che li unisce e li contiene fondendoli in un opera a tinte forti, per quanto molto noir. Non è facile individuare il genere cui appartiene questo libro e probabilmente non è né giusto né necessario volerlo per forza inquadrare. La storia è scritta in uno stile scorrevole, comprensibile e godibile, e non sono richiesti appassionati di genere per trarre piacere da questa lettura.
Non è neanche una storia particolarmente lunga, non impegna giorni e giorni per essere finita, ma lascia un piacevole sentore di mistero nella mente e un ricordo persistente; non ci vuole molto a entrare nei personaggi e nelle loro storie e se ne viene catturati. Un buon libro il cui unico difetto, a volerne proprio trovarne uno è la brevità, ma come già detto questa può anche essere un pregio dato che la storia è priva di quelle ridondanze e di quelle parole superflue che caratterizzano e riempiono davvero troppi libri.
  





 Commento di L’INCROCIO di Nadia Cagna

 UNA STORIA BREVE MA INTENSA. Un libro che prende a poco a poco. All'inizio viene la prima impressione, che riguarda la storia, veloce e intrigante, poi, passato un po' di tempo emergono gli aspetti più profondi e per questo più nascosti del romanzo breve come lo chiama l'autrice.Quel che è certo è che "L'incrocio" non può lasciar freddi né può fare a meno di affascinare ed impressionare il lettore di turno!
Un grazie grandissimo all'autrice per averci regalato, in poche pagine, una storia indimenticabile!

 

 

 RECENSIONE DI “L'INCROCIO” di Regina Re
Il numero quattro ritorna, dai racconti alle macchine. Al principio le macchine sembrano essere le protagoniste. Sfilano sulla strada la Citroen grigia, la Ritmo bianca, la Mazda rossa e la Fiat Punto grigio metallizzato. Arrivate all’incrocio le macchine ferme svelano i loro abitanti: Il professionista della Citroen, L’Amorevole della Ritmo, La coppia di amanti della Mazda e lo Scettico della Punto. Ognuno il suo colore, ognuno la sua storia.

Tranne uno.

L’incrocio è il caso, il luogo della verità, dove silenzio e attesa mutano la durata del giorno e della notte.

Un giorno troppo corto che cede il posto ad una notte troppo lunga.

La notte della verità. Le tre verità.

La fila di macchine sul ciglio della strada è un po’ il lasciare i propri impedimenti, ciò che ci  sbarra un cammino che invece dobbiamo percorrere con le nostre gambe, nudi. Quando il mezzo non ha anima e non può credere a ciò che accade deve essere lasciato.

La chiave gira a vuoto : “Non si accesero i motori, ma gli animi!”

Il silenzio innaturale, l’immobilità e un’inquietudine tangibile fanno da cornice al quadro descritto.

La scrittrice comincia a disegnare i profili di ciascun personaggio, come se improvvisamente un riflettore venisse puntato su di lui.

Allora ci presenta lo Scettico che “ora che divideva la sorte con gli altri, si era calmato. Non erano soli al mondo, perbacco! Così cercava di convincere tutti, sicuro com'era che ci fosse  una ragione per ogni cosa”. Lo Scettico si distingue immediatamente dal resto del gruppo come colui che non è d’aiuto a nessuno, che può decidere di seguire gli altri o restare davanti ad una campagna brulla e solitaria.

La scrittrice ci fa subito intuire che la situazione è abbastanza anormale poiché i lavori in corso sulla statale hanno portato soltanto quattro macchine a quell’incrocio. Un trattore traghetta i protagonisti di questa storia ad un rifugio. Il contadino guida questa sorta di processione religiosa svela agli ospiti di questa avventura che non sono i primi né saranno gli ultimi. Forse resteranno due giorni. Forse.

”Parlava lentamente e scandiva le parole come volesse fargliele capire una volta per tutte”. Tutti capiscono tranne uno, lo scettico. Egli chiede spiegazioni ma non ottiene risposta, come tutti gli scettici che non credono e domandano. Ma se non credi nelle risposte non avrai mai una risposta.

La foschia avvolge tutto e prepara la scena alla narrazione.

Il Professionista è il primo, la sua storia è la storia della bellezza consumata dalla routine, della pesantezza accresciuta dalla noia e della fuga facilitata dall’abitudine. L’assenza che ricompare sotto altre spoglie, la bellezza che ritorna dopo una lunga vacanza e osserva l’incredulo con occhi “che sembrano due pozzi vuoti e incolori”, che guardano attraverso, senza appoggiarsi.

“Quelle scure orbite vuote di vita, mi chiedevo se non ci fosse l'opera di qualche entità maligna. Lei ridacchiava ed io me ne convincevo sempre di più." Di nuovo il lettore è sbattuto contro un’entità invisibile e può decidere se continuare ad ascoltare e credere al Professionista oppure essere scettico e continuare a scuotere la testa senza seguire più di tanto la storia. Rifiutarla a prescindere: “C’era una ragione per ogni cosa e lui era convinto di conoscerla”.

La perdita dell’anima è la perdita dell’amore. L’amore perde peso, la bambola di celluloide sostituisce la donna ferita e delusa. La cura miracolosa è segreta ed è nascosta nel bianco de retro delle foto del tradimento, chiusa in una busta gialla imbottita, di quelle che si usano per spedire libri o documenti. Tutto qui! No, silenzio. Il silenzio eterno. La voce calda e pacata uccisa da quella stridula e sciocca si suicida nel silenzio di uno specchio. Il momento della verità cancella la bellezza, riportando in superficie la cupa disperazione che rende nuovamente vivi gli occhi della moglie ritrovata. L’ignoto, il presentimento, la verità sfumano nell’unico desiderio di accarezzare quel volto, mentire a quel volto in lacrime poiché “Lei aveva bisogno di tranquillità in quel momento.” In realtà la tranquillità è quella della vecchiaia e non quella della giovinezza che fugge.

“Non chiederti il perché, ce l’hai sotto gli occhi”. Abbiamo sempre le nostre risposte in tasca travestite da domande. Non leggiamo, non vediamo. Accettiamo.         

L’attesa che si avverte leggendo si traduce in una silenziosa preghiera. Il caso è davvero un caso?

Non è forse il rifugio un luogo dove ritrovarsi, riposarsi e poi riprendere il viaggio, quando si è raggiunta la giusta consapevolezza dell’entità del cammino che si è percorso e di quello che si deve ancora percorrere.

La stanza è carica di aspettativa e ognuno pensa alla sua storia che ora vuole condividere.

Tranne uno che cammina avanti e indietro.

L’autrice fa poi avanzare l’Amante, colui che ha sposato il riflesso dell’amore ovvero colei che ha generato la giovinezza che lui ama. La gelosia, la possessività e  l’esclusività si contrappongono alla complicità affettiva extra coniugale. L’apparente indifferenza culmina in tragedia. La morte saluta dalla finestra e ti alita dietro il collo. Il saluto di routine e uno schianto. La condanna: L’impossibilità di amare chi si ama. “Un fatto inspiegabile. Un vero mistero”. La morte è rimasta, “Lei è rimasta lì e ci osserva. La sento. E' la mia ombra.”

Continua a distinguersi la figura dello scettico. L’unico che non ha un capitolo in questo libro.  A lui la scrittrice non concede il beneficio dello spazio:

“Ormai erano consapevoli di essere vittime di qualcosa al di la dell'umana conoscenza.

                 Tutti meno uno. Lo scettico”

“Dopo il discorso dello scettico si erano guardati l'un l'altro scuotendo la testa. Era un uomo che non voleva arrendersi all'evidenza. Presunzione e ignoranza gli impedivano di credere che ci fosse qualcosa al di là della comprensione umana. La sua ostentata sicurezza lo rendeva sempre più antipatico. La sua mancanza di sensibilità poi...”

Interessante l’apertura dell’ultimo discorso, quello dell’Amorevole: “Solo chi ha avuto certe esperienze drammatiche può capire e comprendere. E' difficile raccontare quello che ci è successo  sapendo di non essere creduti, ma compatiti o derisi. A me è capitato sempre da quel giorno.”

Un marito che perde la calma facilmente, che detta legge ad una moglie e ad un cane bassotto, un uomo che non ha abbastanza persone da comandare in casa e a lavoro non ha abbastanza ambizioni. Un uomo che non si espone e rifiuta di migliorare perché il testardo non accetta consigli da nessuno. Un uomo riservato e pensieroso ma privo di ricchezza interiore perché: “Non diceva niente perché non aveva niente da dire.” Un uomo che alla prima difficoltà si arrende e non accetta la sconfitta tanto da rifugiarsi in cantina e decidere di assumere un atteggiamento autoritario. Un uomo che parla per ferire e che alla fine ferisce senza parlare.

“Cosa passa nella testa di un uomo che si sente un fallito? L'illusione di credere di non esserlo. E quell'illusione mio marito credette di trovarla nella bottiglia.”

 “Negare, e vedere e sentire cose inesistenti”, il tipico atteggiamento da alcolista.

La figura dell’Amorevole sembra distinguersi dalle altre figure narranti:

                “La sua voce bassa e calda, era gradevole. Inoltre pronunciava le parole senza nessuna inflessione dialettale. Il suo modo di parlare era recitato, non artificioso però. Ricordava la voce fuori campo che spiega le immagini o gli antefatti nei film o nei documentari. L'espressione del viso accompagnava le parole e i suoi gesti erano misurati. Tutti pensarono che avesse frequentato una scuola di recitazione, e che facesse o avesse fatto l'attrice o la doppiatrice.”

Quasi impossibile immaginarla impotente e indifferente di fronte al suo fallimento, ovvero l’aver sposato un fallito che ha perso la fiducia di sé e si chiude in cantina a bere dicendo che deve proteggere le sue bottiglie preziose. Impossibile aiutare chi non vuol essere aiutato.

“Mentre parlava, gli altri accarezzati dalla sua voce armoniosa come un bambino durante la favola della buona notte, piano piano passarono da una soporifera veglia, ad un sonno profondo. Anche lo scettico si era addormentato”

La storia è svelata soltanto al lettore, un’altra storia che nasconde un altro mistero.

L’Amorevole lo svela mentre gli altri dormono ma non hanno bisogno di ascoltarla. In realtà gli altri hanno accettato le loro storie e il mistero in esse contenuto. Tranne uno, lo Scettico.

“Ecco la ragione del viaggio.”

L’alba è un’alba nuova per i viaggiatori. Per loro il viaggio continua: “Videro giù in basso le loro auto, così come le avevano lasciate. Cominciarono a correre per raggiungerle, quasi sentissero che le cose erano cambiate. Quando girarono la chiave d'accensione, assieme al rumore del motore si sentì un coro di grida gioiose.

 Era finita. Potevano andarsene da quell'incrocio maledetto. Finalmente!”

“Non tutti però.

La macchina dello scettico rimase muta.

Li vide partire verso il loro destino.

Forse domani sarebbe toccato anche a lui. Forse.”

 A volte è necessario fermarsi, ascoltare senza scuotere la testa e accettare, per poi poter continuare.
Regina Re

 

 

               

               

               

sabato 9 novembre 2013

vi parlo di "IL PROBLEMA DI iVANA" di Ciro Pinto


 

Vi parlo di "Il problema di Ivana" di Ciro Pinto

 

 

 

Troppo bello!

Dirlo, parlando di questo libro, sarebbe banale e riduttivo.

Per me che preferisco le letture dove il mistero ha il ruolo principale, in questo caso ho apprezzato e goduto lo scorrere delle pagine senza nessun desiderio di sapere come potesse finire la storia...anzi le storie.

Si, sono due.

Una dentro l'altra, armoniosamente intersecate e appassionanti.

L'autore racconta in prima persona di sé  mentre Ivana, la sua compagna silenziosa e immaginaria, vive solo sui fogli battuti dai tasti di una macchina per scrivere.

Ma è vera.

Come è vero il suo problema che lo scrittore vuole aiutare a risolvere immaginando un evento oscuro disegnato su quella stampa che tanto la sconvolge e dalla quale Ivana è attratta come una calamita, quasi a vedere nella  sua  risoluzione il modo di alleggerire il peso delle decisioni difficili che suo malgrado è costretto a prendere nel suo ambito lavorativo nei confronti di colleghi amici.

Questo passaggio è  così intenso che se ne  percepisce il dolore e la pena in un modo che ti graffia il cuore.

E poi...l'amore.

Un amore sospeso nel tempo forse idealizzato in un desiderio crescente perché non ancora appagato  colorato dal viola degli occhi di lei. Laura.

E' un raccontare graffiante ed essenziale  intensamente ricco di riflessioni profonde che riflettono la sensibilità e lo stile di uno scrittore che sente e ti fa sentire un pezzo di vita.

Che torni a pigiare i tasti della sua Remi (così la chiama la sua macchina per scrivere), o quelli di una tastiera del PC, poco importa.

L'importante è che lo faccia.

Leggere questo libro è stato uno dei miei viaggi più belli!

Consiglio a tutti di partire leggendolo.

Grazie Ciro!

 

recensione L'INCROCIO a cura di CIRO PINTO


L'INCROCIO di Anna Cibotti



Come l’autrice stessa ama definirlo, questo racconto breve è solo una proiezione pallida e crudele della luna. Ma ogni proiezione lunare è affascinante!

La prima cosa che ti appare nitida appena cominci a leggere è la visuale. Infatti la storia è narrata da un soggetto esterno che pare osservare, scrutare e interpretare come chiunque osservi un quadro. Non formula mai concetti e pensieri definiti, lascia sempre spazio al dubbio, all’interpretazione, direttamente correlati all’angolo di osservazione. Ovvio che l’approccio narrativo è influenzato dall’origine artistica di Anna Cibotti, cioè la pittura.

A prima vista lo si definirebbe... lo si sarebbe detto... Insomma una serie di ipotesi, poi confermate nella storia, che ti fanno avvertire l’avvicinarsi dello sguardo... come un grandangolo che via via ingigantisce i dettagli.

Uno stile asciutto, quasi scarno ed essenziale, utile però a far distinguere toni e forme in quella nebbia grigia e pesante che avvolge la scena e finisce col riempire l’animo di chi legge.

Un incrocio dove tutto si blocca, delle persone costrette dalle auto in panne a fermarsi, a pernottare in un luogo di fortuna, raggiunto solo per merito di un contadino, semplice e un po’ grezzo.

La semplicità, l’ordine basico della natura che smonta le sovrastrutture della mente, che apre gli animi e spinge l’individuo a riflettere e a rivivere le sue scelte, la sua vita.

Fatti inspiegabili, o forse no? O forse solo rievocazioni inconsce di eventi che non si è voluto approfondire,

di ragioni che non si è potuto prendere in carico, che si è preferito rimuovere o semplicemente far sprofondare negli anfratti più nascosti dell’anima.

Un incrocio dove in una catarsi piena e sincera ognuno può ritrovare le ragioni più intime della sua esistenza e riconciliarsi con lei o dove continuare a brancolare nella nebbia se non si ha l’umiltà di riflettere e di comprendere.



CIRO PINTO

sabato 26 ottobre 2013

Vi presento la poesia premio "Memorial Guerino" di Alessandro Vizzino "Er fiore e la magnolia"

Beh, la poesia è per me una frontiera nuova, una dimensione ancora in grandissima parte inesplorata.
Mi limito qui a ringraziare i giurati del II° Premio internazionale di Poesia Memorial Guerino Cittadino di Rende (CS) e l’Associazione culturale GueCi, per aver assegnato a Er fiore e la magnolia il titolo di migliore lirica in vernacolo della manifestazione.
Per me è stato solo un modo per danzare con le sensazioni, attraverso una lingua cinica e vera, a tratti sardonica, come quella romanesca. Non me lo aspettavo e ne sono, altrettanto sinceramente, felice.
È giusto non sprecare altre parole, meglio che siano il fiore e la magnolia a parlare, per chi vorrà…

Er fiore e la magnolia
Me vojo ‘ncantà,
su petali de fiore senz’antera,
pe’ nun lassà più fiji a vagà er monno,
ma falli riposà dentro un ber sogno,
che er monno nun se merita ‘sti passi.
Me metto a sede,
schiena contro ‘n tronco de magnolia,
pe’ falle sentì che pure un vecchio spera,
perché, finché speranza nun se paga,
la vojo chiede tutta e abbottà er core.
Vojo combatte,
ma poi me giro e lasso perde tutto,
sarò vigliacco o forse è solo strizza,
tanto a combatte nun ce se cava ragno,
mentre a dormì se cava armeno sonno.
Vojo parlà,
ma er fiore e la magnolia stanno zitti,
e nun c’è gusto a ragionà da soli,
come fanno li matti e li sconfitti,
a crede che chi nun dice abbozza.
Vojo risorge,
ma in questo solo uno c’è ariuscito,
e io nun c’ho intenzione de copiallo,
nun me ce vedo bene a stà lì appeso,
so’ ‘n tipo più da siliquastro e bacio.
Nun vojo niente,
sortanto respiramme un po’ de ‘st’aria,
che se l’annasi a fonno te consola,
tetta de madre o zinna de baldracca,
ciucciata quanno ruga nun strigneva.
Me guardo er sole,
e penso alla strada che je tocca,
dall’alba a quanno giorno pija fiato,
eppure nun me sembra affaticato,
dell’anni persi ‘n volo nun j’emporta.
Tutto se smorza,
e ‘n brivido rimonta dalla schiena,
è callo come er sole e nun me frega,
so bene ch’è già vota la clessidra,
fra soli grilli ed erba a fà ‘n saluto.
Me viè da piagne,
ma mejo nun sprecà lacrime bone,
so’ sempre fije mie, seppur puttane,
ar limite le spargo pe’ concime,
a ridà forza ar fiore e alla magnolia.
A.V.      

venerdì 25 ottobre 2013

vi presento il libro "Le risonanze della folgore" di Irma Panova Maino

questo è il link di acquisto



 



Le risonanze della folgore: 3 (Cronache dal Mondo Parallelo)
www.amazon.it
.
Irma Panova Maino



Per ragioni diplomatiche Elsphet, bellissima e potente elfo, sposa il vampiro Ryan, un individuo affascinante, ma tenebroso e crudele, terzo nella successione al Trono del Vampiro. Il matrimonio, in realtà, è un complotto per uccidere Ryan, sospettato di aver eliminato gli altri aspiranti al Trono. La speranza dei potenti capi del Direttivo è che l’elfo, maltrattata e brutalizzata a più riprese dal consorte, si vendichi uccidendolo non appena se ne presenti l’occasione. La situazione, però, è molto più complessa e la bella Elsphet si renderà conto di essere stata usata nel peggiore dei modi proprio da chi riteneva al di sopra di ogni sospetto e dovrà prendere la decisione più difficile dei suoi duemila anni di vita, sprigionando tutta la sua energia e il suo potere per sopraffare gli avversari, fino a spingersi quasi ai limiti della sua stessa capacità di sopravvivenza. Tra scene apocalittiche ed esplosioni di sensualità estrema, la storia si dipana veloce, fino alla conclusione e al trionfo delle forze creatrici e positive, il sesso e l’amore.
Irma Panova Maino è nata a Praga, ma vive in Italia da molti anni.Ha lavorato come tecnico televisivo, poi si è dedicata alla famiglia e, oggi che i figli sono cresciuti, si è lanciata in quello che considera una “crociata pro mostri”. “Cronache dal mondo parallelo”, di cui Il gioco del demone è il secondo episodio, dopo Scintilla vitale (entrambi pubblicati da Edizioni Esordienti E-book) fa parte di un progetto che vorrebbe riabilitare vampiri e licantropi, per lungo tempo considerati dalla letteratura mondiale come protagonisti di incubi di vario genere, o dei mostri. Ma non è forse il genere umano, a volte, più mostruoso dei mostri stessi?

il libro di Elisabetta Bagli

http://www.deastore.com/libro/dietro-lo-sguardo-elisabetta-bagli-gruppo-editoriale-d-and-m/9788898410187.html
http://www.amazon.es/Dietro-sguardo-Castalide-Elisabetta-Bagli/dp/8898410182/ref=sr_1_6?ie=UTF8&qid=1382706964&sr=8-6&keywords=dietro+lo+sguardo
http://www.ibs.it/code/9788898410187/bagli-elisabetta/dietro-lo-sguardo.html
http://www.twins-store.it/home/22-elisabetta-bagli-dietro-lo-sguardo-9788898410187.html
“Un tuffo” di Elisabetta Bagli da “Dietro lo sguardo”
L’arancio della sera, luce viva in mezzo ai rami, grigio brillante come l’argento il Tevere che scorre al mio fianco metafora della vita anelata nella quale non mi son mai immersa. Un tuffo, un unico tuffo e finalmente le sue acque mi avranno. Un tuffo, un solo tuffo ed è il bacio freddo del nulla.



chi è il poeta: di Andrea Leonelli




Chi è il poeta

Il poeta è quello sempre fuori posto, sempre a due passi dal contesto.
Lo spirito inquieto alla ricerca di nuove domande da lasciare senza risposta.
Quello che convive con un se stesso fuori tempo
Schizofrenico fra corpo e mente. Presente senza esserci e assente ai flussi che lo circondano
Solido ma inconsistente. Lo vedi ma non sai dov’è.
Magari è chiuso nel suo bozzolo silenzioso ad ascoltare i sogni di coloro che dormono.
Musicista senza strumento, pittore senza colori, compositore senza pentagramma e scultore senza forme. La sua arte è pensiero e parola, sentimento e verso.
Aleggia sui sospiri vagando perso senza volersi ritrovare.
Un poeta è più spirito che carne, più parola che gesto.
Un traduttore in versi della vita.
Un poeta è un punto fisso vagabondo.

 


 


 
 


 
 
 

mercoledì 31 luglio 2013

Recensione di L'INCROCIO di Giovanni Garufi Bozza

Caro Visitatore,
oggi condivido con te la recensione a L’incrocio, un testo di Anna Cibotti. L’ho scritta a caldo, subito dopo averlo letto in poche ore.
L’incrocio, un luogo come tanti, in un posto non definito, di quelli che Marc Augé definirebbe non luogo. Il mistero di quattro macchine che si spengono all’improvviso, senza un motivo o un danno reale.
Cinque persone, i cui nomi non sono importanti, si ritrovano costretti a passare la notte insieme, in un capanno vicino a quell’incrocio. Di ciascuno di loro è importante il lato di sé che li descrive meglio, che risaltando e forse riducendo tutta la varietà della loro personalità, finisce per definirli in toto.
C’è il Professionista, l’Amorevole, l’Amante con la sua compagna e lo Scettico. Ciascuno di loro ha una storia di sofferenza, fatta eccezione per uno, che scoprirà presto  di averne una, forse la più intrigante e sconvolgente. Solo chi metterà sul palcoscenico di quel capanno la sua narrazione e la consegnerà a quel gruppetto, potrà lasciare l’incrocio. Un bisogno inconsapevole di narrare, di condividere, quasi a legittimare una storia che altrimenti non esisterebbe.
Ecco una breve descrizione, che spero incuriosisca, de L’incrocio di Anna Cibotti. Un mistero costruito ad arte dall’autrice, che delega al lettore il compito di svelarlo, comprenderlo, farlo suo, ogni lettore potrà trovare la sua spiegazione a questo viluppo, e chissà quanti e quali racconti dei personaggi lo aiuteranno a dare una sua interpretazione.
Non è un caso che Anna si diletti anche a dipingere (la copertina è opera sua): la tela che offre ne L’incrocio allo spettatore, come i quadri d’autore, è passibile di molte interpretazioni, a seconda della prospettiva da cui si osservano le diverse storie narrate o dall’epistemologia che si possiede.
Ho molto apprezzato lo stile di Anna, breve, intenso, per certi versi aspro e proprio per questo vincente e accattivante. Frasi molto brevi che svelano la scena al lettore, ma il velo che tolgono mostra un viluppo ancor più consistente che sarà il lettore a dover snodare.
Consiglio questi tre racconti de L’incrocio non a chi vede nella lettura un semplice passatempo o un divertimento, perché il divertimento e la compagnia non sono gli obiettivi di questo testo. Esso è stato creato, a mio avviso, per far riflettere, per far fermare il lettore a quel crocicchio, a passare la notte con il Professionista, l’Amorevole, l’Amante e lo Scettico; scoprire il lato di sé che più lo categorizza e infine a narrare su quelle pagine la sua storia, quella più remota e nascosta che continua a paralizzarlo e che continuerà a stringerlo, finché non la condividerà con qualcuno.
Buona lettura,


domenica 7 aprile 2013


Vi parlo di "DELITTI ESOTERICI" di Stefano Vignaroli



Le streghe di cui ci racconta l'autore attraverso l'indagine del commissario Caterina Ruggeri, non sono perfide e malefiche dispensatrici di sortilegi ispirati dal demonio.
Quelle sono un retaggio culturale dei tempi della "Santa inquisizione".
La superstizione figlia dell'ignoranza in cui si manteneva la gente, si faceva credere che la pratica della cura con erbe officinali e spesso la loro efficacia, fosse una manovra subdola del maligno contro la Chiesa.
Le streghe di Stefano hanno una storia alle spalle che le porta loro malgrado a subire quello che alle loro ave fu in qualche modo risparmiato.
Ma senza addentrarmi nella trama che lascio al lettore, desidero parlare di loro come parlerei di qualunque donna dei nostri tempi amante del sapere con una sensibilità spiccata volta ai sentimenti dell'amicizia e dell'amore.
Se ci guardassimo dentro e ci ascoltassimo di più, scopriremmo che la nostra mente ha poteri a volte
così indefinibili e misteriosi da farci sentire e vedere cose che la ragione comune negherebbe.
L'autore scrivendo il romanzo ispirandosi alla leggenda dei luoghi che descrive, racconta invece la realtà di ieri collegata a quella di oggi.
Come allora i famigerati "sabba" che le streghe facevano assumendo droghe nei loro esoterici riti, anche oggi il bisogno di raggiungere stati d'inconscio delirio sniffando o impasticcandosi se non è consueto è almeno frequente.
Ma nessun inquisitore prepara la pira per farne un rogo.
Quale donna è immune dal desiderio di rimanere giovane nonostante gli anni?
Una strega, tra i personaggi della storia, ci riesce perché è "strega" o perché brilla di luce interiore?...
E' un romanzo in cui l'autore unisce leggenda e mistero riuscendo a tenere la sua protagonista principale, l'indomito commissario Caterina Ruggeri, al centro della storia lasciandola in un certo senso fuori dal contesto come una spettatrice partecipante ai destini delle vittime del male, dalle cui avventure nefaste trarrà motivo di profonda introspezione.
Un arrivederci in " I misteri di Villa Brandi" nella tua ulteriore indagine Caterina, e aggiungo un grazie Stefano Vignaroli e alle tue simpatiche "streghe".
Ah...dimenticavo ! Leggetelo, vi piacerà.


martedì 26 marzo 2013

Anna Cibotti: intervista a Anna Cibotti di Manetti Riccardo

Anna Cibotti: intervista a Anna Cibotti di Manetti Riccardo: SCOPRIAMO L’ARTISTA… CON NOI ANNA CIBOTTI Ben ritrovati a tutti voi alla scoperta di un nuovo Artista! Stasera l’Artista che ho ...

intervista a Anna Cibotti di Manetti Riccardo


SCOPRIAMO L’ARTISTA… CON NOI ANNA CIBOTTI



Ben ritrovati a tutti voi alla scoperta di un nuovo Artista! Stasera l’Artista che ho il piacere di presentarvi non è solo un’Artista, multiforme oltre che estremamente talentuosa, ma anche un’amica che ho avuto modo di conoscere grazie a Facebook. Signore e signori è con immenso piacere che vi presento… Anna Cibotti.


Carissima Anna buonasera! Puoi cominciare a raccontarci qualcosa in più su di te?

Mi presento con il mio ultimo quadro che è il mio autoritratto in quanto oltre alla scrittura, mi piace dipingere.

Aggiungi didascalia

Ho visto! Molto bello davvero! Scusa l’interruzione. Continua pure. Stavi dicendo delle due forme d’Arte che prediligi…

Ho cominciato tardi negli anni a dedicarmi a queste due attività, ma il pensiero di dedicarmi ad un hobby artistico era latente in me da molto tempo.


E di te come persona che cosa ci racconti? Per esempio dove vivi?

Vivo in un paese di mare Punta Marina Terme (R) dove, in una bellissima pineta passeggiando, trovo l'ispirazione per i mie racconti che ho recentemente pubblicato con la BOOKSPRINT "QUATTRO RACCONTI...QUATTRO" e con YOUCAMPRINT "L'INCROCIO".


Ho letto “L’incrocio” e l’ho adorato, la raccolta di racconti manca ancora all’appello ma colmerò prestissimo anche questa lacuna. Una lacuna stranissima per me che adoro le raccolte di racconti. A proposito di te come scrittrice cosa ci puoi dire del tuo modo di scrivere? Com’è Anna Cibotti quando scrive?

Nello scrivere sono mentale, analitica e fantasiosa, mentre nella pittura metto il cuore e la passione. Un antitesi che mi completa.


Le due facce dell’Artista. Interessantissimo! E la lettura? Anna Cibotti ama leggere oltre che scrivere?

Adoro leggere e lo faccio regolarmente e da tantissimi anni e dalla lettura ho imparato tutto.
Essendo autodidatta ho cercato di carpire i segreti dell'arte interessandomene incessantemente a modo mio.


E ci sei riuscita splendidamente direi. Ci vuoi parlare un po’ dei tuoi libri?

Vi parlo dei miei libri, brevemente così come sono abituata, concisa e semplice.


Fai pure carissima Anna. Partiamo dalla raccolta di racconti “Quattro racconti… quattro” ti va?




"QUATTRO RACCONTI...QUATTRO tratta quattro storie diverse nella loro drammaticità ma che accomunano i personaggi che la vivono, in una sorta di linguaggio comune e affinità elettiva. 
Nulla è come sembra ...o si?
Potrebbe essere questa la risposta che ognuno potrebbe darsi.


Direi proprio di sì! E de “L’incrocio” che ci puoi raccontare? Che tipo di storia è?




"L'INCROCIO" è un lungo racconto o romanzo breve che colloca i suoi personaggi in un assurda condizione sospesa nel tempo e nello spazio, la cui ragione ancora una volta è una domanda e una risposta personale.


Un’ultima domanda che più che una vera domanda è una curiosità. Le copertine dei tuoi libri sono opera tua vero? Ci puoi spiegare cosa ti ha spinto a creare “in proprio”, per così dire, le tue copertine?

Ho dipinto le copertine dei miei libri per renderli più miei e forse con un po' di velleità artistica, ma anche la pittura racconta...quindi!


Più che d’accordo! Infatti si dice che a volte (spesso!) un’immagine vale più di mille parole!


Bene! Grazie ancora carissima Anna, anche a nome dei nostri lettori per la gentilezza con la quale ti sei voluta prestare a questa nostra chiacchierata. Spero che per te sia stata una cosa piacevole quanto lo è stata per noi e mi auguro di riaverti nuovamente tra noi, magari per presentare una tua nuova opera. La nostra porta virtuale per te sarà sempre aperta! Grazie ancora di tutto cuore e buona serata!

giovedì 21 marzo 2013

Anna Cibotti: vi parlo di "SIN" di Alessandro Vizzino

Anna Cibotti: vi parlo di "SIN" di Alessandro Vizzino: Vi parlo di "SIN" di Alessandro Vizzino E' un thriller claustrofobico avvincente in cui la drammatica evoluzione del...

vi parlo di "SIN" di Alessandro Vizzino


Vi parlo di "SIN" di Alessandro Vizzino


E' un thriller claustrofobico avvincente in cui la drammatica evoluzione della storia dei suoi personaggi è un alternarsi di momenti di apparente tranquillità a colpi di scena improvvisi che tolgono il fiato. E' proprio questa la caratteristica principale di questo libro, ermetico per quanto riguarda il finale fino all'ultima pagina e paragonabile a un brano musicale per il ritmo alternato. Musica lenta che si fa sincopata, rullio di tamburi e... colpo di gong!.
I personaggi in pochi giorni vissuti in un incubo inspiegabile, riusciranno a conoscersi e a capirsi nelle loro fragilità, peccati ed errori umanamente compresi da ognuno di cui nessuno è immune e nonostante i quali, prevarrà la comprensione e nessun giudizio.
Giudizio che sembra colpirli da parte di un qualcosa o qualcuno che invano tentano di scoprire.
Scienza a servizio del potere assoluto o mancanza di una coscienza universale che accomuni gli uomini in una migliore volontà?
E' una storia che fa riflettere e induce a farsi domande a cui i personaggi in questione non troveranno risposte ma il lettore può provarci.
Leggendo questo libro si ha la tentazione di saltare le pagine e guardare alla fine per la curiosità di avere una risposta al mistero, ma sarebbe un peccato.
Io non l'ho fatto!
Consiglio di resistere e di indulgere nella lettura attenta e puntuale che l'autore ha volutamente reso intricata e inspiegabile, per completare il percorso abilmente tracciato e per provare il piacere della sorpresa finale che non avrei mai immaginato.
Complimenti Alessandro, mi hai regalato una lettura veramente intrigante!