sabato 26 ottobre 2013

Vi presento la poesia premio "Memorial Guerino" di Alessandro Vizzino "Er fiore e la magnolia"

Beh, la poesia è per me una frontiera nuova, una dimensione ancora in grandissima parte inesplorata.
Mi limito qui a ringraziare i giurati del II° Premio internazionale di Poesia Memorial Guerino Cittadino di Rende (CS) e l’Associazione culturale GueCi, per aver assegnato a Er fiore e la magnolia il titolo di migliore lirica in vernacolo della manifestazione.
Per me è stato solo un modo per danzare con le sensazioni, attraverso una lingua cinica e vera, a tratti sardonica, come quella romanesca. Non me lo aspettavo e ne sono, altrettanto sinceramente, felice.
È giusto non sprecare altre parole, meglio che siano il fiore e la magnolia a parlare, per chi vorrà…

Er fiore e la magnolia
Me vojo ‘ncantà,
su petali de fiore senz’antera,
pe’ nun lassà più fiji a vagà er monno,
ma falli riposà dentro un ber sogno,
che er monno nun se merita ‘sti passi.
Me metto a sede,
schiena contro ‘n tronco de magnolia,
pe’ falle sentì che pure un vecchio spera,
perché, finché speranza nun se paga,
la vojo chiede tutta e abbottà er core.
Vojo combatte,
ma poi me giro e lasso perde tutto,
sarò vigliacco o forse è solo strizza,
tanto a combatte nun ce se cava ragno,
mentre a dormì se cava armeno sonno.
Vojo parlà,
ma er fiore e la magnolia stanno zitti,
e nun c’è gusto a ragionà da soli,
come fanno li matti e li sconfitti,
a crede che chi nun dice abbozza.
Vojo risorge,
ma in questo solo uno c’è ariuscito,
e io nun c’ho intenzione de copiallo,
nun me ce vedo bene a stà lì appeso,
so’ ‘n tipo più da siliquastro e bacio.
Nun vojo niente,
sortanto respiramme un po’ de ‘st’aria,
che se l’annasi a fonno te consola,
tetta de madre o zinna de baldracca,
ciucciata quanno ruga nun strigneva.
Me guardo er sole,
e penso alla strada che je tocca,
dall’alba a quanno giorno pija fiato,
eppure nun me sembra affaticato,
dell’anni persi ‘n volo nun j’emporta.
Tutto se smorza,
e ‘n brivido rimonta dalla schiena,
è callo come er sole e nun me frega,
so bene ch’è già vota la clessidra,
fra soli grilli ed erba a fà ‘n saluto.
Me viè da piagne,
ma mejo nun sprecà lacrime bone,
so’ sempre fije mie, seppur puttane,
ar limite le spargo pe’ concime,
a ridà forza ar fiore e alla magnolia.
A.V.      

venerdì 25 ottobre 2013

vi presento il libro "Le risonanze della folgore" di Irma Panova Maino

questo è il link di acquisto



 



Le risonanze della folgore: 3 (Cronache dal Mondo Parallelo)
www.amazon.it
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Irma Panova Maino



Per ragioni diplomatiche Elsphet, bellissima e potente elfo, sposa il vampiro Ryan, un individuo affascinante, ma tenebroso e crudele, terzo nella successione al Trono del Vampiro. Il matrimonio, in realtà, è un complotto per uccidere Ryan, sospettato di aver eliminato gli altri aspiranti al Trono. La speranza dei potenti capi del Direttivo è che l’elfo, maltrattata e brutalizzata a più riprese dal consorte, si vendichi uccidendolo non appena se ne presenti l’occasione. La situazione, però, è molto più complessa e la bella Elsphet si renderà conto di essere stata usata nel peggiore dei modi proprio da chi riteneva al di sopra di ogni sospetto e dovrà prendere la decisione più difficile dei suoi duemila anni di vita, sprigionando tutta la sua energia e il suo potere per sopraffare gli avversari, fino a spingersi quasi ai limiti della sua stessa capacità di sopravvivenza. Tra scene apocalittiche ed esplosioni di sensualità estrema, la storia si dipana veloce, fino alla conclusione e al trionfo delle forze creatrici e positive, il sesso e l’amore.
Irma Panova Maino è nata a Praga, ma vive in Italia da molti anni.Ha lavorato come tecnico televisivo, poi si è dedicata alla famiglia e, oggi che i figli sono cresciuti, si è lanciata in quello che considera una “crociata pro mostri”. “Cronache dal mondo parallelo”, di cui Il gioco del demone è il secondo episodio, dopo Scintilla vitale (entrambi pubblicati da Edizioni Esordienti E-book) fa parte di un progetto che vorrebbe riabilitare vampiri e licantropi, per lungo tempo considerati dalla letteratura mondiale come protagonisti di incubi di vario genere, o dei mostri. Ma non è forse il genere umano, a volte, più mostruoso dei mostri stessi?

il libro di Elisabetta Bagli

http://www.deastore.com/libro/dietro-lo-sguardo-elisabetta-bagli-gruppo-editoriale-d-and-m/9788898410187.html
http://www.amazon.es/Dietro-sguardo-Castalide-Elisabetta-Bagli/dp/8898410182/ref=sr_1_6?ie=UTF8&qid=1382706964&sr=8-6&keywords=dietro+lo+sguardo
http://www.ibs.it/code/9788898410187/bagli-elisabetta/dietro-lo-sguardo.html
http://www.twins-store.it/home/22-elisabetta-bagli-dietro-lo-sguardo-9788898410187.html
“Un tuffo” di Elisabetta Bagli da “Dietro lo sguardo”
L’arancio della sera, luce viva in mezzo ai rami, grigio brillante come l’argento il Tevere che scorre al mio fianco metafora della vita anelata nella quale non mi son mai immersa. Un tuffo, un unico tuffo e finalmente le sue acque mi avranno. Un tuffo, un solo tuffo ed è il bacio freddo del nulla.



chi è il poeta: di Andrea Leonelli




Chi è il poeta

Il poeta è quello sempre fuori posto, sempre a due passi dal contesto.
Lo spirito inquieto alla ricerca di nuove domande da lasciare senza risposta.
Quello che convive con un se stesso fuori tempo
Schizofrenico fra corpo e mente. Presente senza esserci e assente ai flussi che lo circondano
Solido ma inconsistente. Lo vedi ma non sai dov’è.
Magari è chiuso nel suo bozzolo silenzioso ad ascoltare i sogni di coloro che dormono.
Musicista senza strumento, pittore senza colori, compositore senza pentagramma e scultore senza forme. La sua arte è pensiero e parola, sentimento e verso.
Aleggia sui sospiri vagando perso senza volersi ritrovare.
Un poeta è più spirito che carne, più parola che gesto.
Un traduttore in versi della vita.
Un poeta è un punto fisso vagabondo.