lunedì 5 maggio 2014

Diploma di finalista "Premio Letterario Nazionale" 3° edizione 2014





domenica 4 maggio 2014

Vi parlo di ALINA di Giovanni Garufi Bozza


Vi parlo di ALINA di Giovanni Garufi Bozza



Non è facile scrivere in prima persona quando il racconto non è autobiografico, e più difficile, se chi scrive è un uomo che interpreta una donna.

In questo caso, l'autore di ALINA ha usato la sua sensibilità e conoscenza della psicologia, ed è riuscito a dare spessore alla protagonista senza un'eccessiva introspezione.

La storia è cruda, realistica e attuale.

ALINA perde i suoi sogni di adolescente e viene brutalmente a contatto con la la più infame delle condizioni; prostituzione prima, e droga poi.

L'autore non ne lesina i particolari sconvolgenti e ne fa un diario di vita pieno di triste e disperata alternanza di speranza e rassegnazione.

Un romanzo che è una denuncia di come tante ragazze come ALINA cadano nelle mani di uomini senza scrupoli, contando e illudendosi di vivere una vita migliore.

Dopo SELVAGGIA, ancora una volta, l'autore parla dell'universo femminile e della sua personalità complessa, incompresa o mortificata.

Ne esalta comunque la forza di volontà di reagire sempre e comunque.

Un romanzo, ALINA, che lascia un retrogusto amaro.

Il realismo della storia induce a fare una riflessione profonda su come sia superficiale giudicare chi ci circonda in base a quello che ci sembra che sia e non quello che realmente è.

Il marcio che ci circonda è una nebbia da diradare.

Per vederlo senza nasconderci nell'indifferenza, può bastare leggere una storia come questa e riflettere sulla perversione dell'animo umano.

Guardandoci dentro.

Da leggere!


Anna Cibotti

domenica 13 aprile 2014

vi parlo di "L'UOMO CHE CORREVA VICINO AL MARE" di Ciro Pinto


L'UOMO CHE CORREVA VICINO AL MARE

di Ciro Pinto





Il verde dei tuoi occhi luccicava nella luce tenue delle lampade e si confondeva col verde della nostra edera.”

Giorgio, l'uomo che correva vicino al mare, affonda il suo sguardo nel ricordo degli occhi di lei, Eva, sua moglie.

Lui le parla continuamente fissando la sua foto, come a evocarne la presenza e condividere con lei il dolore dei suoi giorni resi vuoti dalla sua assenza.

E' la storia di un uomo reso fragile dalla perdita degli affetti più cari.

Ne rivive i momenti felici, gli errori inconsapevoli e la nostalgia del passato che toccano le corde della sua anima e ne lacerano la possibilità di quietarsi.

Anche il mare, il loro mare onnipresente, immobile sotto la sferza dell'aria gelida, pareva rispettare quel dolore finalmente affiorato alla superficie dell'anima dell'uomo che ogni giorno lo andava a trovare, che ogni giorno gli correva accanto per respirarne gli effluvi e rubargli l'immortalità.

Ma poi ritornava a parlare con lei... e gli occhi verdi di Eva sembravano spuntare da una foto in bianco e nero, vividi e lucenti...

E' una storia di vita.

Vera nel suo modo di essere raccontata e vera, ancor di più, nella maniera in cui è percepita.

Gli avvenimenti si susseguono nella vita di Giorgio e si evolvono drammaticamente tra momenti di ribellione, rinuncia e speranza.

Le paure insite nell'uomo che lo attanagliano quando gli anni avanzano fanno sembrare il passato quasi un'ancora di salvezza al proprio tormento.

Ma un futuro c'è sempre.

Anche tardi, anche quando la malattia e la morte sembrano gli unici compagni di strada... ormai.

L'autore ci porta a riflessioni profonde con una delicata ma incisiva narrazione, commovente e pura.

Dopo “Il problema di Ivana”, Ciro Pinto ci regala un altro libro dove la sua grande capacità di scrivere e una profonda sensibilità, lo rendono speciale come autore nel leggerlo, e come uomo nell'interpretarlo.




Il primo sole tingeva le onde silenziose nell'alba pallida, dove un'ombra scura e solitaria, si stagliava controluce attraversandone il raggio.

Io la conoscevo quell'ombra.

Era un uomo.

L'uomo che correva vicino al mare.

A. C.


martedì 8 aprile 2014

Commento su GWENDOLINE di Sauro Nieddu


Commento di GWUENDOLINE” di Sauro Nieddu



Trevor, il protagonista del libro, racconta in prima persona una parte della sua vita, frammenti, rispetto a quella già vissuta e che vivrà.

Nello spazio temporale in cui parla di se stesso come scrittore affermato di libri di successo firmati con diversi pseudonimi, si trova suo malgrado coinvolto in una scelta che potrebbe cambiare il destino dell'umanità.

Lui coscientemente la fa, ma un diario dove annota ogni cosa verrà letto da qualcuno e le conseguenze...

Non racconto altro della trama, ma mi soffermo alle riflessioni che ho fatto leggendo questo libro.

Il sogno conscio o no dell'uomo è quello di raggiungere l'immortalità.

In questa storia di fantascienza il desiderio si realizza, e nemmeno tanto lontano dagli anni che stiamo vivendo.

Ma vivere giorno dopo giorno accumulando esperienze nuove da aggiungere a quelle già provate, unite alla ripetitività del lavoro quotidiano, alla mancanza di paura della morte che ti fa amare così tanto la vita, può essere un sogno o un incubo?

L'autore descrive il suo stato di uomo “immortale” con insistente pedanteria dando un'idea palpabile del disagio di vivere descrivendo le sue giornate passate nei pub a bere birra dove singolari personaggi, quasi sempre gli stessi, sono il massimo dei suoi rapporti umani.

La storia è variegata e complessa ma l'autore fotografa una realtà deprimente dove neanche l'amore trova spazio per essere vissuto.

Gwendoline, come un miraggio che quando non sarà più tale... si ridurrà a un ricordo.

E di tempo per pensare ne avrà.

Le bolle enormi che Trevor ha destinato alle città importanti del mondo, non sono più grandi di quelle che porta dentro di sé...

Si schiuderanno mai?

Cari lettori, se una pillola potesse farlo, a quale età vorreste che si fermasse l'invecchiamento degli anni che passano?

Personalmente spero che questa fantascienza, non diventi mai scienza.

Leggendo Gwendoline... forse la penserete come me.

Complimenti all'autore che fa dire al suo personaggio che un libro di successo non deve superare le 200 pagine.

Beh, questo ne ha 275, ma si prenota per un posto al sole!


Anna Cibotti

martedì 25 marzo 2014


Vi parlo della silloge DIETRO LO SGUARDO di Elisabetta Bagli




La poesia è musica e come tale si ascoltano le parole dei versi mentre li si legge.

“DIETRO LO SGUARDO” di Elisabetta Bagli, è una silloge che rappresenta tutte le note del sentimento accarezzato dalla luce prima e oscurato dal buio poi, in un alternarsi di sguardi che rivelano lo stato d'animo nelle varie fasi che incontra l'amore.

Sono poesie profonde e limpide nella loro bellezza.

Un diario d'amore che raccoglie la storia di momenti vissuti e sofferti che induce il lettore alla partecipazione, comprensione e condivisione.

Un viaggio attraverso le fasi della vita e le emozioni che il viverla ci lasciano dentro per non abbandonarci mai.

Sensazioni che lo sguardo rivela brillando di gioia nascondendo il cupo smarrimento dell'indifferenza.

Come dicevo, la poesia è musica.

Sul rigo ho letto e goduto note dolci e amare... semplicemente belle!

Eccone una... la mia preferita.





PIOGGIA DI LUGLIO



Sono un fiume senza foce,

un albero vagabondo nell'aria,

un pugno di terra gettato nel nulla,

un tappeto vermiglio sotto piedi di cuoio.

Sono una strada da percorrere in salita,

un campo di grano privo del suo oro,

la pioggia di luglio che non lascia segno,

la fiamma del verso che scintilla nel buio.

Sono il sole incatenato al volere del giorno

sorgo e poi all'orizzonte tramonto,

la luna piena che mangia la notte

mentre apre vita ad altre vite.

Sono un foglio strappato

dal tuo giardino ove fertili

riposavano i miei pensieri,

un petalo di rosa senza trama

dipinto su un quadro

cantato di belle parole.

Nessuno mai tesserà la mia tela.

Nessuno mai mi raccoglierà.

mercoledì 12 marzo 2014

vi parlo di La resa degli innocenti di Irma Panova Maino


Vi parlo di “La resa degli innocenti” di Irma Panova Maino


Chi è Leonardo?

Me lo sono chiesto continuamente mentre leggevo questo libro con la curiosità ovvia e naturale di un lettore che segue una storia e non vede l'ora di sapere come va a finire.

Ma ora che la trama si è svolta mi ritrovo all'epilogo con la voglia di ricominciare da capo.

Introspezione, azione e riflessione.

Questi sono i tre momenti che nell'ordine, pur divisi tra loro, si fondono perfettamente nel racconto.

L'introspezione di Barbara a cui la vita riserva dolorose ferite che le lacerano l'anima irrimediabilmente, si trasforma in azione, e lei diventa Rian.

La sua trasformazione passa attraverso fasi crescenti di disperazione per la perdita subita e istinto di ribellione che culminano nell'odio.

Si pone tante domande e i suoi perché rafforzano un desiderio irrefrenabile di vendetta.

Passare all'azione dopo tanto travaglio di sentimenti ormai distrutti diventa quasi una liberazione.

Ma non basta mai.

Le scene cruente dove la vedono protagonista folle d'odio seminare sangue si susseguono incalzanti e nella loro crudezza raccontano quasi visivamente tutto l'orrore che semina.

La riflessione infine non le appartiene.

Qualcuno la fa per lei.

Se non c'è spazio per un'umana comprensione a quale riflessione giungere?

Gli orrori non vanno dimenticati.

Ma certi crimini sono così inumani che nemmeno il sangue può redimerli.

Dolce testimone ed erede della memoria di Rian, Joe, conoscerà Leonardo.

Ma chi è Leonardo?

Ho messo questo libro tra quelli da rileggere.

 
 

martedì 21 gennaio 2014

commento su poesie di Andrea Leonelli a cura di Anna Cibotti


 


SELEZIONE COLPEVOLE- CONSUMANDO I GIORNI- PENOMBRE

Ho nella mia libreria tutti e tre questi libri.

Di questo poeta amo lo stile graffiante e istintivo.

I suoi versi sono immagini dell’anima, della coscienza, del dolore, dell’amore.

C’è tutta l’evoluzione dello stato emotivo che cresce, rallenta e poi tace.

E’ la pietra grezza naturale lavorata per diventare una gemma.

Non c’è l’artificio e la noia accademica, ma costruzione istintiva del sentire.

E’ come un prato incolto dove fare capriole in libertà e sentire l’odore dell’erba nella pelle.

Che dire di più?

Una sua poesia al giorno… toglie il “banale” di torno.

LA LACRIMA

Mi sento la lacrima

Dipinta

Sulla faccia di un Pierrot

Sospeso

Senza mai poter cadere.

Da “LA SELEZIONE COLPEVOLE”

venerdì 17 gennaio 2014

commento di CAMAIORE 25DICEMBRE 12078

Commento di CAMAIORE 25 DICEMBRE 12078 autore Marco Trogi

Mi chiedo come mai libri come questo siano spesso ignorati dagli editori e gli autori debbano ricorrere al self- publishing. L'ho letto in tre sere e mi è dispiaciuto finirlo.
La storia così fantastica e originale ha in sé qualcosa di realistico, o perlomeno, possibile.
I personaggi incarnano l'essenza dell'uomo capace di autodistruggersi per la sete di conoscenza e per il potere della conquista della stessa, per poi rinascere e ricrescere in una realtà di vita che lo riporta indietro di millenni.
L'adattamento e la voglia di non cedere la propria dignità e l'istinto naturale di vivere portano i protagonisti della storia a non arrendersi e a combattere uniti avversità quasi insormontabili.
Abbandonati a loro stessi in un mondo diventato piccolo e improvvisamente sconosciuto, mantengono la loro esistenza con la paura dell'ignoto provando a capirne il senso. Un perché, anche se inspiegabile, c'è sempre!
Loro non smettono di chiederselo mentre vivono formulando ipotesi senza tralasciare mai i doveri quotidiani che una società impone. E' un duro andare nei lunghi giorni bui fatti di lavoro incessante per non cedere alla selvaggia natura che ha circondato la loro città e rischia di inghiottirli nella sua cupa e intricata notte.
Poi... la luce azzurra della speranza, arriva ad illuminare i luoghi e la mente. Qualcosa che viene da lontano... molto lontano. Storia di fantascienza delicata e a tratti ironica. 
Bella come una favola dove l'orco cattivo è l'uomo e la fata è il sapere, la cultura, la conoscenza.
Uomo vittima e carnefice che nello spazio infinito dell'universo si perde e vaga errabondo puntando gli occhi sule stelle senza vedere il filo d'erba che ingiallisce.
La spiegazione scientifica degli avvenimenti incredibili che l'autore racconta è così chiara nel suo paradosso da sembrare non una teoria ma una scienza acquisita.
Una bellissima storia che mi ha dato da pensare.
A quello che siamo e che potremmo diventare.
Dipende solo da noi... o c'è qualcosa o qualcuno che disegna il nostro divenire?
Assolutamente da leggere!
Complimenti Marco Trogi, mi hai regalato un bel sogno!
Anna Cibottihttp://ilmondodelloscrittore.altervista.org/autori-s-z/trogi-marco/recensione-di-anna-cibotti/
 

articolo intervista di Francesca Ancona di L'INCROCIO di Anna Cibotti

L’INCROCIO DI ANNA CIBOTTI



UN INATTESO E IMPROVVISO BIVIO, UNA RAPPRESENTAZIONE METAFORICA DELLA VITA DI OGGI E DELLA SUA NUOVA ESPRESSIONE SOCIALE, UMANA. INTERVISTA ALL’AUTRICE DE L’INCROCIO, UNA STRANA STORIA, POI NON COSI’ TANTO STRANA…

Articolo intervista di Francesca Ancona
l'incrocio-anna-cibotti

Il mio libro vuole raccontare una storia irreale che ha comunque nella vita un riscontro possibile.

Anna Cibotti
Fermarsi ad un incrocio, bloccarsi all’improvviso e vedere che non si è soli, ci sono altre persone ferme come te, persone che non hai mai visto prima, eppure…Ecco come ha inizio la storia narrata da Anna Cibotti, penna riflessiva e onirica, ne L’incrocio, il suo ultimo libro. A volte è il fato a scegliere e non lo fa per caso, c’è uno strano e misterioso disegno nelle scelte del fato, che si rivela sempre dopo, a cose avvenute. I personaggi di questo racconto si pongono inizialmente delle domande, le stesse; perchè fermarsi proprio qui, perchè fermarsi proprio noi, chi siamo noi chi sono gli altri, qual’è il legame tra noi? E poi la conseguente convivialità, socialità improvvisa e quasi obbligata, la condivisione dello stesso luogo, tempo, stato reale o irreale e inevitabilmente, per ultima, la confessione, come un fiume incessante.
Si guarda l’estraneo, o il compagno del momento, come fosse il riflesso di noi, lo specchio a cui raccontare di noi. L’esigenza di rivelare e buttare fuori le paure, le insicurezze, l’inconscio, fardello pesante che invisibilmente trasciniamo ogni giorno ovunque andiamo. Anna Cibotti è maestra nel mettere fuori l’animo umano, psicologa e investigatrice dell’io più celato e in questo romanzo espone perfettamente un concetto tanto in voga oggi (tramite i nuovi media, i social web), l’esigenza del raccontarsi a chiunque, va bene comunque, l’importante è mettere a nudo se stessi. Il confronto con gli altri è sempre stata esigenza dell’uomo, ma oggi è qualcosa di più, che va a sfiorare l’ego più alto, forse, semplicemente, il bisogno di dimostrare che si è vivi.

IL PARERE DEL DIRETTORE

Un romanzo breve o un lungo racconto. Un libro da collezionisti. Una chicca, pura poesia. Un testo teatrale. Emoziona, fa riflettere. Da tenere come una cosa preziosa. Indimenticabile.

L’INTERVISTA

1) Anna Cibotti, scrittrice introspettiva e particolare, ma anche pittrice. Queste due passioni come le leghi, sono una il riflesso dell’altra?
Sì, sono l’una il completamento dell’altra. Quando dipingo esprimo il sentimento e la passione, quando scrivo invece la parte razionale e mentale di me che crea e costruisce racconti e poesie.
2) Tanti bellissimi racconti e questo nuovo romanzo breve, «L’incrocio», forse anche un bivio a cui tu sei arrivata?
L’incrocio è per me una partenza… un bivio dove si sosta obbligatoriamente per decidere quale strada prendere, giusta o sbagliata, ma ponderata e scelta.
3) Questo romanzo surreale mette in rilievo l’esigenza di confessare, comunicare agli altri, cosa tanto in voga oggi, l’espressione del nostro tempo (vedere il successo dei social network). Perché abbiamo così bisogno di aprirci agli altri, anche a chi non conosciamo, quasi ad occhi bendati?
Quando ci apriamo agli altri e raccontiamo di noi, parliamo infine a noi stessi. I social servono ad aprirci senza pudore o, quasi, a mistificare la nostra personalità, per un inconscio bisogno di apparire quelli che in fondo non siamo o che vorremmo essere.
4) Questi personaggi, i protagonisti del tuo romanzo, molto diversi fra loro, s’incontrano per caso ad un incrocio stradale, condividono un periodo e poi si dividono nuovamente. Cos’hai voluto esprimere e che rapporto hai col destino, ci credi o meno?
I protagonisti del mio romanzo si raccontano nel loro incontro forzato le paure e le storie vissute per trovare negli altri una risposta che non potranno mai avere. Se non la trovano nei loro stessi desideri nascosti, nessuno potrà mai spiegare l’arcano che fa loro vivere le tragedie inspiegabili che li accomuna. Può anche esserci un destino per ognuno di noi… ma come interpretarlo e indirizzarlo verso una strada o un’altra, penso, spetti alle scelte che ogni giorno facciamo. Noi siamo gli arbitri della nostra sorte!
5) Qual è infine la morale di questo romanzo?
La morale è che siamo dotati di un’energia vitale che senza un’attenta sensibilità non riusciamo a percepire… e invece ci sono cose al di fuori della nostra comprensione che si compiono vicino a noi, che possono cambiare la nostra vita. Proiezioni oniriche di desideri inconsci che si realizzano e che neghiamo alla nostra coscienza per crederli opere del destino. Niente è come sembra… mai!
6) Stai già pensando al tuo prossimo romanzo, sai di cosa tratterà?
L’ho già scritto. Non è un romanzo ma una raccolta di racconti e sarà pubblicato in primavera
7) Tra le due chi vince: l’Anna pittrice o l’Anna scrittrice, chi ti rappresenta meglio?
Mi rappresentano entrambe. L’Anna passionale col pennello e l’Anna razionale con la… penna!
8) La tua ultima opera pittorica, a quando risale e cosa rappresenta?
Ultimamente ho dipinto vari ritratti… mi piace cogliere nel viso e negli occhi un’espressione che vedo solo io.
anna-cibotti

giovedì 9 gennaio 2014

commento di L'ALBA DEL SACRIFICIO di Giancarlo Ibba a cura di Anna Cibotti


Commento di L’ALBA DEL SACRIFICIO di Giancarlo Ibba

 

Sono stata presa nelle spire del mistero e dell’horror che questo libro esprime in tutta la sua crudezza.

Mi sono immedesimata nella storia con un senso di profondo disagio e curiosità, ondeggiando in essa, come in una bolla pronta a scoppiare.

In un contesto al di fuori di qualsiasi realtà conosciuta, ho vissuto con i protagonisti in una dimensione mobile e gommosa.

Arcana forma di doppia o tripla coscienza dell’uomo che ai corpi devastati dai colpi e quindi carcasse putrescenti, sopravvive lo spirito dell’energia che si disperde nell’universo.

Non sappiamo niente di quanti mondi ci circondino e in quali modi potremmo eventualmente far parte di ognuno di essi.

Nella storia del libro c’è un filo che li scompone e ricompone quasi guidato da un ectoplasma superiore che  sovrappone alla crudeltà umana una possibile redenzione attraverso uno spirito puro.

C’è storia, sangue, truculenza a iosa in un incalzare di scene fotografiche raccontate nei minimi dettagli.

Una sceneggiatura per un film horror che io ho visto in grigio.

La cupa atmosfera che lo pervade dal primo capitolo alla fine non mi ha evocato nessun altro colore se non quello.

Il tempo trasforma ogni cosa e chissà quante volte ci è capitato di guardare le nuvole nere e pensare che forse sono un’altra dimensione dove noi potremmo aver vissuto o vivere una doppia vita.

No? Non è capitato?

Allora dopo aver letto questo libro forse succederà… o per lo meno capiterà nei nostri incubi peggiori.

Non è facile scrivere bene una storia così agghiacciante senza cadere nel ridicolo…l’ esagerazione a volte prende la mano di registi e scrittori risultando tragicomica.

Devo dare atto all’autore che in questo caso nemmeno l’ombra di un sorriso mi ha sfiorato.

Adrenalina… questo sì!