martedì 21 gennaio 2014

commento su poesie di Andrea Leonelli a cura di Anna Cibotti


 


SELEZIONE COLPEVOLE- CONSUMANDO I GIORNI- PENOMBRE

Ho nella mia libreria tutti e tre questi libri.

Di questo poeta amo lo stile graffiante e istintivo.

I suoi versi sono immagini dell’anima, della coscienza, del dolore, dell’amore.

C’è tutta l’evoluzione dello stato emotivo che cresce, rallenta e poi tace.

E’ la pietra grezza naturale lavorata per diventare una gemma.

Non c’è l’artificio e la noia accademica, ma costruzione istintiva del sentire.

E’ come un prato incolto dove fare capriole in libertà e sentire l’odore dell’erba nella pelle.

Che dire di più?

Una sua poesia al giorno… toglie il “banale” di torno.

LA LACRIMA

Mi sento la lacrima

Dipinta

Sulla faccia di un Pierrot

Sospeso

Senza mai poter cadere.

Da “LA SELEZIONE COLPEVOLE”

venerdì 17 gennaio 2014

commento di CAMAIORE 25DICEMBRE 12078

Commento di CAMAIORE 25 DICEMBRE 12078 autore Marco Trogi

Mi chiedo come mai libri come questo siano spesso ignorati dagli editori e gli autori debbano ricorrere al self- publishing. L'ho letto in tre sere e mi è dispiaciuto finirlo.
La storia così fantastica e originale ha in sé qualcosa di realistico, o perlomeno, possibile.
I personaggi incarnano l'essenza dell'uomo capace di autodistruggersi per la sete di conoscenza e per il potere della conquista della stessa, per poi rinascere e ricrescere in una realtà di vita che lo riporta indietro di millenni.
L'adattamento e la voglia di non cedere la propria dignità e l'istinto naturale di vivere portano i protagonisti della storia a non arrendersi e a combattere uniti avversità quasi insormontabili.
Abbandonati a loro stessi in un mondo diventato piccolo e improvvisamente sconosciuto, mantengono la loro esistenza con la paura dell'ignoto provando a capirne il senso. Un perché, anche se inspiegabile, c'è sempre!
Loro non smettono di chiederselo mentre vivono formulando ipotesi senza tralasciare mai i doveri quotidiani che una società impone. E' un duro andare nei lunghi giorni bui fatti di lavoro incessante per non cedere alla selvaggia natura che ha circondato la loro città e rischia di inghiottirli nella sua cupa e intricata notte.
Poi... la luce azzurra della speranza, arriva ad illuminare i luoghi e la mente. Qualcosa che viene da lontano... molto lontano. Storia di fantascienza delicata e a tratti ironica. 
Bella come una favola dove l'orco cattivo è l'uomo e la fata è il sapere, la cultura, la conoscenza.
Uomo vittima e carnefice che nello spazio infinito dell'universo si perde e vaga errabondo puntando gli occhi sule stelle senza vedere il filo d'erba che ingiallisce.
La spiegazione scientifica degli avvenimenti incredibili che l'autore racconta è così chiara nel suo paradosso da sembrare non una teoria ma una scienza acquisita.
Una bellissima storia che mi ha dato da pensare.
A quello che siamo e che potremmo diventare.
Dipende solo da noi... o c'è qualcosa o qualcuno che disegna il nostro divenire?
Assolutamente da leggere!
Complimenti Marco Trogi, mi hai regalato un bel sogno!
Anna Cibottihttp://ilmondodelloscrittore.altervista.org/autori-s-z/trogi-marco/recensione-di-anna-cibotti/
 

articolo intervista di Francesca Ancona di L'INCROCIO di Anna Cibotti

L’INCROCIO DI ANNA CIBOTTI



UN INATTESO E IMPROVVISO BIVIO, UNA RAPPRESENTAZIONE METAFORICA DELLA VITA DI OGGI E DELLA SUA NUOVA ESPRESSIONE SOCIALE, UMANA. INTERVISTA ALL’AUTRICE DE L’INCROCIO, UNA STRANA STORIA, POI NON COSI’ TANTO STRANA…

Articolo intervista di Francesca Ancona
l'incrocio-anna-cibotti

Il mio libro vuole raccontare una storia irreale che ha comunque nella vita un riscontro possibile.

Anna Cibotti
Fermarsi ad un incrocio, bloccarsi all’improvviso e vedere che non si è soli, ci sono altre persone ferme come te, persone che non hai mai visto prima, eppure…Ecco come ha inizio la storia narrata da Anna Cibotti, penna riflessiva e onirica, ne L’incrocio, il suo ultimo libro. A volte è il fato a scegliere e non lo fa per caso, c’è uno strano e misterioso disegno nelle scelte del fato, che si rivela sempre dopo, a cose avvenute. I personaggi di questo racconto si pongono inizialmente delle domande, le stesse; perchè fermarsi proprio qui, perchè fermarsi proprio noi, chi siamo noi chi sono gli altri, qual’è il legame tra noi? E poi la conseguente convivialità, socialità improvvisa e quasi obbligata, la condivisione dello stesso luogo, tempo, stato reale o irreale e inevitabilmente, per ultima, la confessione, come un fiume incessante.
Si guarda l’estraneo, o il compagno del momento, come fosse il riflesso di noi, lo specchio a cui raccontare di noi. L’esigenza di rivelare e buttare fuori le paure, le insicurezze, l’inconscio, fardello pesante che invisibilmente trasciniamo ogni giorno ovunque andiamo. Anna Cibotti è maestra nel mettere fuori l’animo umano, psicologa e investigatrice dell’io più celato e in questo romanzo espone perfettamente un concetto tanto in voga oggi (tramite i nuovi media, i social web), l’esigenza del raccontarsi a chiunque, va bene comunque, l’importante è mettere a nudo se stessi. Il confronto con gli altri è sempre stata esigenza dell’uomo, ma oggi è qualcosa di più, che va a sfiorare l’ego più alto, forse, semplicemente, il bisogno di dimostrare che si è vivi.

IL PARERE DEL DIRETTORE

Un romanzo breve o un lungo racconto. Un libro da collezionisti. Una chicca, pura poesia. Un testo teatrale. Emoziona, fa riflettere. Da tenere come una cosa preziosa. Indimenticabile.

L’INTERVISTA

1) Anna Cibotti, scrittrice introspettiva e particolare, ma anche pittrice. Queste due passioni come le leghi, sono una il riflesso dell’altra?
Sì, sono l’una il completamento dell’altra. Quando dipingo esprimo il sentimento e la passione, quando scrivo invece la parte razionale e mentale di me che crea e costruisce racconti e poesie.
2) Tanti bellissimi racconti e questo nuovo romanzo breve, «L’incrocio», forse anche un bivio a cui tu sei arrivata?
L’incrocio è per me una partenza… un bivio dove si sosta obbligatoriamente per decidere quale strada prendere, giusta o sbagliata, ma ponderata e scelta.
3) Questo romanzo surreale mette in rilievo l’esigenza di confessare, comunicare agli altri, cosa tanto in voga oggi, l’espressione del nostro tempo (vedere il successo dei social network). Perché abbiamo così bisogno di aprirci agli altri, anche a chi non conosciamo, quasi ad occhi bendati?
Quando ci apriamo agli altri e raccontiamo di noi, parliamo infine a noi stessi. I social servono ad aprirci senza pudore o, quasi, a mistificare la nostra personalità, per un inconscio bisogno di apparire quelli che in fondo non siamo o che vorremmo essere.
4) Questi personaggi, i protagonisti del tuo romanzo, molto diversi fra loro, s’incontrano per caso ad un incrocio stradale, condividono un periodo e poi si dividono nuovamente. Cos’hai voluto esprimere e che rapporto hai col destino, ci credi o meno?
I protagonisti del mio romanzo si raccontano nel loro incontro forzato le paure e le storie vissute per trovare negli altri una risposta che non potranno mai avere. Se non la trovano nei loro stessi desideri nascosti, nessuno potrà mai spiegare l’arcano che fa loro vivere le tragedie inspiegabili che li accomuna. Può anche esserci un destino per ognuno di noi… ma come interpretarlo e indirizzarlo verso una strada o un’altra, penso, spetti alle scelte che ogni giorno facciamo. Noi siamo gli arbitri della nostra sorte!
5) Qual è infine la morale di questo romanzo?
La morale è che siamo dotati di un’energia vitale che senza un’attenta sensibilità non riusciamo a percepire… e invece ci sono cose al di fuori della nostra comprensione che si compiono vicino a noi, che possono cambiare la nostra vita. Proiezioni oniriche di desideri inconsci che si realizzano e che neghiamo alla nostra coscienza per crederli opere del destino. Niente è come sembra… mai!
6) Stai già pensando al tuo prossimo romanzo, sai di cosa tratterà?
L’ho già scritto. Non è un romanzo ma una raccolta di racconti e sarà pubblicato in primavera
7) Tra le due chi vince: l’Anna pittrice o l’Anna scrittrice, chi ti rappresenta meglio?
Mi rappresentano entrambe. L’Anna passionale col pennello e l’Anna razionale con la… penna!
8) La tua ultima opera pittorica, a quando risale e cosa rappresenta?
Ultimamente ho dipinto vari ritratti… mi piace cogliere nel viso e negli occhi un’espressione che vedo solo io.
anna-cibotti

giovedì 9 gennaio 2014

commento di L'ALBA DEL SACRIFICIO di Giancarlo Ibba a cura di Anna Cibotti


Commento di L’ALBA DEL SACRIFICIO di Giancarlo Ibba

 

Sono stata presa nelle spire del mistero e dell’horror che questo libro esprime in tutta la sua crudezza.

Mi sono immedesimata nella storia con un senso di profondo disagio e curiosità, ondeggiando in essa, come in una bolla pronta a scoppiare.

In un contesto al di fuori di qualsiasi realtà conosciuta, ho vissuto con i protagonisti in una dimensione mobile e gommosa.

Arcana forma di doppia o tripla coscienza dell’uomo che ai corpi devastati dai colpi e quindi carcasse putrescenti, sopravvive lo spirito dell’energia che si disperde nell’universo.

Non sappiamo niente di quanti mondi ci circondino e in quali modi potremmo eventualmente far parte di ognuno di essi.

Nella storia del libro c’è un filo che li scompone e ricompone quasi guidato da un ectoplasma superiore che  sovrappone alla crudeltà umana una possibile redenzione attraverso uno spirito puro.

C’è storia, sangue, truculenza a iosa in un incalzare di scene fotografiche raccontate nei minimi dettagli.

Una sceneggiatura per un film horror che io ho visto in grigio.

La cupa atmosfera che lo pervade dal primo capitolo alla fine non mi ha evocato nessun altro colore se non quello.

Il tempo trasforma ogni cosa e chissà quante volte ci è capitato di guardare le nuvole nere e pensare che forse sono un’altra dimensione dove noi potremmo aver vissuto o vivere una doppia vita.

No? Non è capitato?

Allora dopo aver letto questo libro forse succederà… o per lo meno capiterà nei nostri incubi peggiori.

Non è facile scrivere bene una storia così agghiacciante senza cadere nel ridicolo…l’ esagerazione a volte prende la mano di registi e scrittori risultando tragicomica.

Devo dare atto all’autore che in questo caso nemmeno l’ombra di un sorriso mi ha sfiorato.

Adrenalina… questo sì!